L'Ansia

Aggiornamento: 20 mar

Definizione

Dell’ansia ci sono differenti definizioni.

Proviamo in primo luogo a dire che l’ansia è una emozione che si caratterizza per sensazioni di tensione, minaccia, preoccupazione che implica cambiamenti a livello fisiologico.

Pur assomigliando alla paura, specie dal punto di vista fisiologico, si differenzia perché mentre la paura è una reazione emotiva ad un pericolo specifico, reale ed immediato, l’ ansia è una reazione emotiva ad una minaccia futura percepita.

L’American Psychiatric Association (APA) nel 1994 descrisse l’ansia come “l’anticipazione apprensiva di un pericolo o di un evento negativo futuro, accompagnata da sentimenti di disforia o da sintomi fisici di tensione. Gli elementi esposti al rischio possono appartenere sia al mondo interno che a quello esterno” (APA, 1994)

Dunque, potremmo definire l’ansia come una condizione psichica, prevalentemente consapevole, caratterizzata da sensazioni di paura. Queste possono derivare da stimoli soggettivi od oggettivi. L’ansia è spesso associata a sintomi corporei (palpitazioni, senso di oppressione al petto, affanno, sudore freddo, tremori,etc).

Alcuni studiosi dividono i sintomi fisici dell’ansia in quattro cluster:

  • Sintomi cardiorespiratori: tachicardia, senso di oppressione al petto, sensazione di affogare, dispnea, ecc.

  • Sintomi gastrointestinali: nausea, vomito, mal di stomaco, tensione e/o dolori addominali, diarrea, ecc.

  • Sintomi vestibolari: sensazione di instabilità, vertigini, sensazione di svenimento, ecc.

  • Sintomi psicosensoriali: disorientamento, derealizzazione, depersonalizzazione, ecc.

La psicologia distingue tra ansia e paura, affermando grosso modo che la prima è una "paura senza oggetto"; la psicoanalisi ha formulato l'ipotesi che l'oggetto ansiogeno non sia assente ma semplicemente inconscio, rimosso oppure sconosciuto, e che anche le paure rivolte a una fonte specifica esterna possano in realtà riferirsi, come nelle fobie, a un oggetto intrapsichico (un impulso, un affetto, una fantasia), di cui non si ha coscienza.

Freud individuò nell’ansia l’indice di un conflitto interno al soggetto stesso, sottolineando che se da un lato produce un dolore, dall’altro si tratta di considerare che, paradossalmente, il soggetto non riesce a farne a meno.

Questo conflitto al tempo stesso è intimamente connesso con l’Altro. L'adulto, accanto a cui il bambino cresce, lungi dall’essere neutrale, è portatore di desideri, a volte ingombranti, eccessivi e inattesi.

In questo modo, come sostiene Lacan, il soggetto incontra qualcosa di traumatico, ovvero un desiderio che gli è estraneo e che, al tempo stesso, porta con sé una domanda: cosa vuole l'Altro da me?

Questa domanda è fondamentale, perché si tratta della domanda alla quale il soggetto cerca di rispondere in un qualche modo nella vita, per collocarsi, per trovare il suo posto.

È proprio qui che può insorgere l’ansia a partire dalla quale si possono sviluppare altri sintomi, come altrettanti tentativi di curare il trauma legato all’aver sperimentato quel “troppo” dell’Altro in quanto bramato, temuto, amato o odiato.

Per questo secondo la psicoanalisi il sintomo ansioso non può essere cancellato tout-court ma necessita di essere interrogato in rapporto alla storia particolare del soggetto, affinché possa trovare una sua risoluzione.

Altro elemento da precisare è che in ambito psicoanalitico si distingue l’ansia dall’angoscia.

L’angoscia è un terrore senza nome che deriva dall’immaginazione catastrofica dell’individuo.

Il tema dell’angoscia in psicoanalisi è molto complesso ma l’evoluzione teorica di questo concetto ha dato un grande contributo alla comprensione clinica di alcune situazioni psicopatologiche.

Molto spesso le persone che soffrono di ansia pensano di avere qualcosa di sbagliato come se avessero qualcosa da distruggere da mandar via: l’ansia non è una “malattia” .

L’ansia è un campanello d’allarme di un pericolo che può essere solo interno, dentro di noi, nel nostro inconscio.

Un eccesso di controllo potremmo dire: mi devo controllare, mi devo tener lontano da questo mostro che mi attacca…..in me ci deve essere qualcosa di sbagliato….ho paura di perdere il controllo….

L’ansia è uno stato di apprensione, di preoccupazione, addirittura di paura apparentemente senza alcun motivo.

Si forma nella mente l’idea che da un momento all’altro si possa essere assaliti da qualcosa che non possiamo controllare e tutta la battaglia degli ansiosi è la battaglia di chi deve domare qualcosa di più forte di lui di lei.

Beh, potremmo dire che impostata così l’ansia, è una battaglia persa.

Proviamo ad immaginare che l’ansia sia una voce interna che – come una energia primordiale - cerca di giungere all’esterno.

L’ansia la produciamo noi dall’interno e poi, la vogliamo allontanare?

Noi lottiamo contro qualcosa che viene da dentro - è paradossale.,… si crea un conflitto interno perenne: non sono come tutti gli altri, c’è qualcosa che non va bene dentro di me, sono sbagliato, non posso essere cosi….bisognerebbe capovolgere questo atteggiamento mentale: l’ansia è una energia profonda che è dentro di me che vuole emergere per portarmi la dove io mi sono dimenticato di andare.

Dunque, se viene dal profondo e dall’interno la prima cosa che devo fare è ascoltarla, accoglierla, non cercare di mandarla via, tutti gli sforzi che faremo per mandarla via la farà diventare sempre più forte.

Bisogna accoglierla, ascoltarla, come tutte le altre emozioni, la tristezza, la rabbia, la paura, l’ansia, tutte dovranno avere il loro spazio dentro di noi

Ragionare sull’ansia non come un nemico ma come un alleato, una presenza che vuole condurmi verso una meta che io non so.

Quale è il senso profondo dell’ansia? Quale è la sua funzione?

Se continuo a non ascoltarla ad accoglierla, a cercare di capire il suo segnale, può diventare un problema in quanto si può rafforzare sempre di più e renderci difficile la vita, facendo apparire tutto molto complicato.

In genere è il segnale di problematiche per lo più inconsce, qualcosa che non abbiamo superato, o potuto risolvere con i nostri strumenti e che progressivamente sono divenute sempre più nascoste, oscure a noi.

Situazioni che agiscono in noi generando sofferenza, ma di cui non sappiamo nulla o al massimo ne abbiamo un’idea vaga e approssimativa.

Come possiamo aumentare la nostra consapevolezza su quello che si muove dentro di noi?

Come possiamo cercare di sapere di più su noi stessi e sui motivi connessi alla nostra sofferenza?

Una delle possibilità è quella di ricordarsi che siamo seduti su energie antichissime, energie antichissime, che assomigliano all’acqua e come all’acqua, a queste energie non possiamo chiudere la porta.

L’ansia-segnale-sintomo

L’ansia-segnale-sintomo viene da me, ha scelto me per manifestarsi, una energia antichissima che incomincia a dirci che non è contenta, non è soddisfatta di qualcosa che abbiamo creduto di aver affrontato adeguatamente, qualcosa relativo al nostro modo di stare con noi stessi, nel mentre abbiamo cercato di adeguarci alla “normalità”.

Ecco, l’ansia forse ci dice che non la vuole questa nostra “idea” di “normalità”, ci dice che c’è qualcosa che non abbiamo risolto con il nostro modo di fare, con i nostri strumenti.

L’ansia non è qualcosa da eliminare ma una porta aperta per ritrovare una strada, che abbiamo smarrito, soffocato.

Talvolta nella nostra Vita abbiamo fatto sforzi per essere in un modo che assomigli agli altri, o lo sforzo di essere perfetti di essere come gli altri ci hanno detto di essere.

Proviamo ad imparare a depurare la nostra mente dagli atteggiamenti che assumiamo per essere alla pari di quelli che assumiamo come esterni.

Tutte le volte che cerco di essere perfetto innesco l’ansia, è come se il mio inconscio non volesse essere quella persona che assume, quella identità che mi si attacca addosso, al di sotto di noi c’è una identità più profonda, più nascosta, sconosciuta.

E’ come se quella che mi si è attaccata addosso che mi fa scattare l’ansia.

L’ansia ci ricorda, come nessun altro sintomo, che dentro di noi abita qualcosa di profondamente sconosciuto.

Prova a chiudere gli occhi ed immaginare di vedere un personaggio sconosciuto, uno straniero, non vedi il volto. Ecco è come se si fosse un altro dentro di te, che non ha nome ma che pure è una presenza che ti accompagna.

Prova a ricordare tutte le maschere che assumi, l’essere ammirato, non essere criticato, etc., sono solo maschere perché dento di te a tua insaputa c’è un nessuno che sta creando te.

Lascia stare le amiche, fai questo, fai quello, se vuoi uscire dall’ansia, non ascoltare nessuno, cerca di metterti in ascolto dello straniero che è dentro di te, questa presenza senza nome.

Allora prova ad accogliere l’ansia e ospitarla nella sua stanza dentro di te.

Prova a trasformarla in un’amica e utilizzi i doni che ti offre.

L’ansia è infatti un’ospite preziosa, che ha scelto proprio te per manifestarsi.

Questa energia primordiale, antica come il mondo, viene da te per guidarti, perché non è contenta di come stai conducendo la tua vita.

L’ansia ti avvisa che stai adeguando la tua vita a quella di tutti gli altri; vuole spezzare questa abitudine molto pericolosa per la tua essenza.

Cosa possiamo fare?

Un percorso psicologico adeguato, può aiutare l’autoriflessione, la consapevolezza, l’aprire ad un sapere nuovo, unico, esclusivo, tuo, che ti appartiene ma in primo luogo ti apre a nuove pensabilità per “fronteggiarla” per comprenderla, accoglierla, decodificare il suo messaggio e per stare meglio con te stesso, con gli altri e con il mondo.

In definitiva, l'ansia è un'esperienza naturale e ineliminabile, ha mille volti, impariamo a conoscerli e ad accogliere questo ospite prezioso.

La soluzione per superare gli stati ansiosi consiste nel guardarsi dentro senza negare né fingere: solo così paure e tensioni diventano una risorsa per conoscere se stessi e vivere meglio.











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