I gruppi

Come abbiamo detto il gruppo è uno strumento progettato e proposto dal formatore per accompagnare un processo formativo orientato nella prospettiva di una formazione a pensare.
Nella prima fase di esplorazione cercherò di analizzare la situazione, giungendo poi ad una proposta relativa al setting, individuale, di gruppo o organizzativo, che intenderei utilizzare.
Se la proposta viene accettata dal committente, bisognerà poi analizzare nel corso dell'intera attività i meccanismi di dipendenza dei soggetti con il mio ruolo, in quanto, attraverso essi, si possono esplorare i problemi che i partecipanti manifestano in rapporto all’autorità, soprattutto nelle situazioni in cui l’identificazione è forte e inconsapevole.

E’ necessario lavorare con una certa dose di neutralità ed astensione, permettendo ad una parte di me di identificarmi nella situazione ma riuscendo – nello stesso tempo - a riflettere sul senso di questa implicazione e delle emozioni che essa produce in me, non cedendo alle spinte provenienti dall'identificazione proiettiva e dal gruppo di base. Una volta costruito il set di lavoro, il quale definisce tempi, orari, costi e partecipazione, posso iniziare, insieme al gruppo, ad analizzare in modo cooperativo le situazioni lavorative reali sentite come problematiche.
In queste fasi risulta necessaria una costante attenzione al contesto e la capacità di osservare e cogliere le costellazioni relazionali, anche individuali, sia all'interno del gruppo che nel rapporto con me stesso, in quanto il processo formativo, come sostenuto da Bion, è un processo di pensiero che muove e oscilla tra contenuti e fenomeni mentali arcaici e meno arcaici.

Grande attenzione va data alle opportunità e alle modalità di restituzione, in quanto la conoscenza non è un’operazione automatica ma tende a generare sofferenza mentale e paura nelle persone. Le mie restituzioni non avranno il formato di una certezza fotografica, ma potranno aprire delle piste e offrire delle prospettive evolutive che aiutino a illuminare meglio il percorso. 

E' quindi necessario aiutare il gruppo a riformulare i contenuti del lavoro per spiegare e porgere modi e prospettive secondo cui guardare ai problemi.

In definitiva la mia preparazione professionale e personale, mi permetterà di muovermi tra tanti aspetti e tanti livelli della realtà, e riconoscere i movimenti transferali, controtransferali e di transfert negativo. Essendone consapevole riuscirò più facilmente a non intervenire in gruppo portando le espressioni delle mie proiezioni e dei miei fantasmi. 

Questa doppia sensibilità, personale e professionale, è inoltre necessaria per cogliere lo spessore emotivo delle situazioni in cui opera.

Riprendo le Teorie di Bion il quale considerava il cambiamento come rivolto alla modifica del comportamento individuale da perseguire tramite la presa di coscienza da parte del singolo della natura reale del comportamento personale e collettivo. Il mutamento a cui ogni gruppo dovrebbe aspirare sta quindi nel riconoscere la crucialità degli scontri tra inconsci in lotta per la supremazia e nel riuscire a perseguire i propri obiettivi senza essere condizionati da un conflitto limitante. Alla base di questa interpretazione del sistema sociale sta l’idea dell’intrusione delle fantasie e delle angosce profonde e inconsce nel corso dello svolgimento della vita di relazione. 

Secondo Bion nel gruppo e nella sua attività manifesta la persona può soddisfare i suoi bisogni, ma al tempo stesso vive delle angosce e degli stati regressivi, dipendenti dalla relazione e dal contesto specifico. Nel gruppo l’individuo può trovare elementi per completare la sua personalità, arricchendola di una dimensione ulteriore e gratificante, ma perde anche parte della sua autonomia. 

Viene quindi progressivamente restituita una certa importanza alla realtà e all’ambivalenza propria del rapporto tra realtà e immagine di essa, intesa come l’influenza che il contesto e le fantasie esercitano reciprocamente.
Il Mutamento è possibile limitando l’ingerenza degli assunti di base la cui funzione protettiva può limitare l’espressione delle potenzialità del gruppo, non consentendo una relazione matura e il ruolo attribuito al formatore è quello di dare interpretazioni e fornire consapevolezza rispetto alle emozioni del gruppo di base. 

E' poi con Jacques, il quale chiarisce e sviluppa i concetti di Bion, che la collusione inconscia viene vista come un tentativo di adattamento, in quanto permette al soggetto di controllare le angosce e gli consente di svolgere meglio la propria attività rafforzando la coesione sociale. La dimensione inconscia è in relazione complementare con il perseguimento razionale degli obiettivi, purché l’individuo sia riuscito a elaborare felicemente i conflitti interni che il confronto con la realtà esterna propone. Per operare un mutamento è necessario intervenire sulle posizioni del singolo e sulle sue percezioni tramite il metodo socio-analitico, il quale recupera la storia dell’organizzazione con la sua reale struttura, costituita dalle posizioni gerarchiche, dalla suddivisione dei ruoli e dagli obiettivi e dai mezzi per raggiungerli. La struttura si costruisce in dipendenza della cultura dell’istituzione. 

I rapporti di gruppo sono molto importanti poiché ogni gruppo, in ogni organizzazione, costituisce una realtà a se stante, risultante dall’interazione di diversi elementi e intrattenente con la realtà rapporti attivi di scambio a vari livelli, sia adattivi che impositivi, di modalità di relazione autonome e innovative. 

Per questi motivi non è possibile codificare modelli di cambiamento predeterminati e universali, ma è necessario un lungo lavoro di ricerca e analisi della domanda che l’organizzazione e i membri pongono al consulente.
Il tentativo di Jacques è inoltre quello di coniugare elementi della tradizione sociologica, basati sull'attenzione alla struttura dell’organizzazione, antropologica, basati sull'influenza della cultura e psicoanalitica, dando origine a un’interpretazione della realtà organizzativa composita e non predeterminata, secondo la quale i processi di cambiamento devono coinvolgere direttamente le persone per avere successo. 

Riprendendo in esame  Carli, si deve considerare che si recupera la compresenza nelle organizzazioni sociali di elementi razionali e affettivi e l’unicità e soggettività della loro interazione, ma in particolare sottolinea l’esigenza di mettere a punto una teoria della tecnica che costituisca la base sulla quale un intervento psicosociale può essere costruito, cioè un insieme di premesse che fondano la relazione tra consultante e consulente: 

- analisi della domanda;
- sospensione dell’azione trasformativa; 

- azione interpretativa;
- interpretazione. 

L’analisi della domanda consiste nell’evidenziare fantasie agite e mettere in evidenza la collusione in atto per analizzarla e rimuovere le resistenze irrazionali e permettere il pensiero e la ricerca. L’obiettivo è di promuovere spazi di pensiero sempre più ampi il che significa determinare un rapporto tra le persone e il proprio compito, tra le persone e il proprio ambiente e tra le persone le une con le altre che sia critico e autonomo, nel quale il soggetto sia in grado di accettare le proprie emozioni e le regressioni che le accompagnano, accogliendone gli aspetti positivi e di creatività e di ridefinizione della realtà, anche sorprendentemente innovativi.
La collaborazione possibile con le persone e con i problemi è da ricercare in esteriorità, al fine di non minacciare l’attuale livello di efficacia organizzativa e di benessere individuale, inibendo la difficoltosa relazione tra singolo lavoratore, colleghi e compito lavorativo. L’assenza di effervescenza sociale rende impossibile ogni forma di collaborazione se non quella di coltivare illusioni momentanee di cambiamento.

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